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Aikido

L’AIKIDO

Per definire l’Arte dell’Aikido è necessario iniziare dai Kanji (caratteri giapponesi) che connotano il suo nome. Essi sono:

(ai), significa “armonia”, “unione”;

(ki), significa “energia vitale” , “spirito”;

(do), significa “via”, “percorso”.

Parafrasandone il senso possiamo dire che l’Arte dell’Aikido è “la via per giungere all’armonia dello spirito”. Ciò significa che la pratica costante schiude all’aikidoka un percorso verso il proprio profondo, alla ricerca dei propri limiti e delle proprie qualità. Tale consapevolezza determina un equilibrio psico-fisico che pervade ogni vissuto del praticante.

L’Aikido affonda le sue radici nella nobile tradizione giapponese degli antichi guerrieri Samurai, presentandosi, a prima vista, come un elegante ed efficace metodo di difesa personale basato su movimenti circolari a spirale, attraverso i quali si armonizza la forza dell’avversario volgendola a proprio vantaggio. Un’analisi più profonda dell’azione aikidoistica evidenzia come l’obiettivo non è vincere l’aggressore opponendogli resistenza e contrattaccandolo, bensì dirottare le sue azioni con una serie di movimenti, in modo che l’attacco non abbia successo e non possa essere ripetuto. La peculiarità di quest’Arte sta nel ruolo che gli interpreti della pratica (Uke, colui il quale riceve e Tori colui che guida) sono chiamati a svolgere. Essi sono l’essenza dell’Aikido, la loro coesistenza serve a creare l’Armonia universale di cui parla il Fondatore; entrambi devono apportare la loro energia nella costruzione del movimento armonico, da cui scaturisce il waza (la tecnica).

Anche se la pratica conosce momenti di confronto con se stessi molto duri, l’Aikido insegna che il salto evolutivo maggiore si acquisisce attraverso il lavoro condiviso che esalta il bisogno di socialità che cova in noi. E’ nel pronome “noi” che nasce l’armonia dell’“ai”, si vive l’energia del “ki” e il “do” diventa esperienza e comunione con il prossimo. L’aikido è il frutto dell’equilibrio che deve esserci fra Uke e Tori, in esso, due o più corpi si fondono in un ritmo, coinvolti in un unico armonioso movimento nello spazio che li avvolge in eleganti forme a spirale su più livelli.

Il praticante chiamato a svolgere entrambi i ruoli durante le sezioni di pratica, impara nell’interpretazione di Uke a ricevere correttamente, in sicurezza e con equilibrio sincretico qualsiasi azione provenga da Tori. Quest’ultimo nell’esprimere il suo ruolo impara a guidare con rispetto, lealtà, amore e gratitudine, la fiducia  che Uke, donandosi con tutto se stesso, offre al compagno per una crescita condivisa.

In sintesi possiamo dire che: l’Aikido è un percorso individuale vissuto attraverso lo strumento della condivisione relazionale con il prossimo.

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                         Fabio CAVALLARO

Responsabile dojo “Tai no sen”